Guerra Ucraina: perdita potere acquisto in Campania per 760 euro a famiglia Pagina Facebook Voce di Strada Profilo Twitter Voce di Strada

La guerra in Ucraina produrrà una riduzione del Pil e, di conseguenza, una perdita del potere d’acquisto medio per ciascuna famiglia italiana che in Campania sarà attorno ai 760 euro, comunque al di sotto della media italiana che è di 929 euro.

A calcolare gli effetti economici del conflitto nel cuore dell’Europa è la Cgia di Mestre che evidenzia come a livello nazionale ci sarà una riduzione del Pil di 24 miliardi di euro (1.643 milioni di euro in Campania). A pesare sulle famiglie italiane anche l’inflazione, che quest’anno si prevede al 6%, che farà sentire i suoi effetti soprattutto sulle famiglie meno abbienti, perché – evidenzia la Cgia – è una tassa e della peggiore specie: non si versa come gli altri tributi, ma la si “paga” subendo la riduzione del potere d’acquisto che colpisce, in particolar modo, chi ha un reddito fisso. Se quella presente quest’anno è alimentata dall’aumento dei prezzi dei beni energetici che importiamo dall’estero, questo tipo di inflazione è ancor più allarmante perché colpisce le famiglie con un reddito minimo.
Secondo l’Istat, infatti, con un caro vita in crescita del 6%, questo si traduce in un incremento effettivo dell’8,3% per le famiglie più povere e del 4,9% per quelle benestanti. La ragione di questa asimmetria è riconducibile al fatto che nel carrello della spesa dei meno abbienti, i beni e i servizi ove i prezzi sono aumentati, come gli alimentari, pesano in proporzione maggiore delle altre tipologie di consumatori.
Proprio per questo motivo, a detta della Cgia, il Governo dovrebbe intervenire subito, tagliando in misura importante il cuneo fiscale. Solo con una misura salva-salari, infatti, potremmo evitare il crollo dei consumi delle famiglie e, conseguentemente, anche i ricavi degli artigiani e dei piccoli commercianti. A livello territoriale le famiglie più penalizzate dai rincari sono quelle del Centro e del Nordest e, in assoluto, le più colpite quelle residenti in Trentino Alto Adige (-1.685 euro), nella Valle d’Aosta (-1.473 euro) e nel Lazio (-1.279 euro). Se le prime due realtà territoriali risentiranno, principalmente, dell’aumento dei costi energetici, la terza, che è decisamente condizionata dai risultati della provincia di Roma, patirà, in particolar modo, del forte calo dei consumi interni e per l’effetto dell’inflazione sui beni importati (nel biennio 2020-2021 la regione Lazio ha registrato un saldo commerciale negativo di ben 17 miliardi di euro). Altrettanto critica la situazione in Veneto (-1.065 euro), in Toscana (-1.059 euro) e in Basilicata (-1.043 euro); in queste due realtà del Centro-Nord la perdita di potere d’acquisto sarà riconducibile, in particolar modo, alla contrazione della domanda interna e ai rincari delle bollette di luce e gas, così come nel Piemonte (-1.039 euro) e in Emilia Romagna (-1.035 euro).
Per le regioni del Sud, infine, l’impatto della crisi sarà meno “violento”; con costi energetici molto più contenuti che nel resto del Paese, un’economia meno aperta ai mercati internazionali e dimensionalmente più piccola in termini di Pil pro capite, l’impatto negativo sulle famiglie sarà più contenuto.

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