Le Grotte di Pertosa-Auletta si confermano uno dei siti speleo-archeologici più affascinanti e scientificamente rilevanti d’Italia. Recentemente, nel corso di campagne di scavo condotte dalla Fondazione MIdA, l’antegrotta ha restituito tesori di inestimabile valore: lucerne dai disegni finissimi e monete che, grazie alla nitidezza dei volti imperiali e delle raffigurazioni, permettono una datazione precisa dei periodi storici di riferimento.
L’area cultuale di età ellenistica
Le ultime scoperte, avviate in regime di concessione ministeriale, hanno portato alla luce una struttura di età ellenistica (IV-I secolo a.C.), con tutta probabilità un’area sacra. Tra i reperti recuperati, intesi come offerte votive, spiccano armi, ornamenti, utensili da lavoro, epigrafi e una folgore romana, simbolo del fulmine, rinvenuta in un anfratto delle pareti. Questi materiali, una volta completati i lavori di restauro e studio, troveranno collocazione definitiva nel museo speleo-archeologico.
Il villaggio palafitticolo sotterraneo
Le Grotte di Pertosa-Auletta conservano un primato scientifico straordinario: sono le uniche grotte in Italia attraversate da un fiume sotterraneo, il Negro, lungo il quale sorge un villaggio di palafitte risalente a 3.500 anni fa. Sebbene insediamenti palafitticoli siano noti in Europa, la loro collocazione in ambiente ipogeo rende quello di Pertosa-Auletta un caso unico a livello continentale.
Il debutto della stampa internazionale
Per la prima volta, la stampa internazionale ha potuto percorrere l’intero itinerario di 3 chilometri che attraversa le Grotte, un viaggio iniziato con una spettacolare navigazione sul fiume sotterraneo. L’esperienza è stata arricchita da un nuovo e innovativo sistema di illuminazione, capace di valorizzare le meraviglie naturali e archeologiche del geosito durante il passaggio dei visitatori.
La Strada Regia delle Calabrie: un asse di 2200 anni di storia
Il geosito delle Grotte si inserisce nel più ampio progetto di valorizzazione della “Strada Regia delle Calabrie”, un percorso millenario che unisce il Parco archeologico di Ercolano alle bellezze interne del Sud Italia. Secondo l’architetto Luca Esposito, autore dello studio su questa via storica, il tracciato si snoda per 260 chilometri, attraversando 45 borghi, 5 siti Unesco, 3 Parchi nazionali e collegando opere di ingegneria romana e borbonica, musei, basiliche e aree archeologiche in un unico, grande itinerario culturale.
“Queste scoperte sono ancora in fase di indagine — ha dichiarato Maria Rosaria Carfagna, presidente della Fondazione MIdA — e testimoniano come le popolazioni preistoriche abbiano scelto questo luogo per la temperatura costante e la protezione dalle avversità, trasformandolo in un centro vitale che ha permesso l’evoluzione umana per ben 8 millenni“.































