Agropoli. La lotta alla criminalità organizzata si traduce, ancora una volta, in un concreto gesto di valore sociale per la comunità.
L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Roberto Mutalipassi ha ufficializzato il rinnovo del comodato d’uso gratuito, per la durata di ulteriori tre anni, di un immobile sito in via Moio all’associazione “Lume”.
Dalla criminalità al bene comune
L’edificio, un bene sequestrato e successivamente confiscato a Mario e Alfredo Vissicchio, era stato già assegnato nel 2023 all’associazione “Lume” per finalità di alto valore etico. Il rinnovo conferma la volontà dell’amministrazione di mantenere salda la rotta tracciata: trasformare beni un tempo sottratti alla collettività dal malaffare in presidi di legalità e inclusione.
Attività per i giovani e disabilità
L’associazione “Lume”, iscritta al Registro unico nazionale del Terzo Settore, si è distinta negli anni per l’intensa attività di promozione sociale. L’immobile di via Moio continuerà a essere utilizzato per lo svolgimento di attività laboratoriali pensate per ragazzi diversamente abili e come spazio di aggregazione giovanile.
La scelta dell’amministrazione risponde pienamente al principio di sussidiarietà orizzontale, valorizzando le realtà associative locali che operano per colmare il disagio sociale, combattere l’isolamento e creare nuove opportunità di crescita per le fasce più fragili della popolazione.
Le condizioni della concessione
Il rinnovo del contratto di comodato prevede oneri chiari a carico del concessionario per garantire la corretta gestione del bene pubblico. Tutte le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria saranno a carico dell’associazione. I costi per energia elettrica, riscaldamento e acqua resteranno in capo al sodalizio. L’associazione dovrà stipulare una polizza assicurativa adeguata per la copertura dei rischi da incendio e danneggiamento. Qualsiasi intervento di miglioria sarà subordinato all’autorizzazione del Comune e, al termine della concessione, resterà acquisito al patrimonio comunale.
Il Comune ribadisce, dunque, la propria posizione a favore di un welfare di comunità, dove il bene confiscato smette di essere un simbolo del passato per diventare un punto di partenza per il futuro dei ragazzi più fragili.































