Capaccio Paestum. Tutela dell’immagine e dell’onorabilità dell’amministrazione comunale, il consigliere comunale di opposizione al sindaco Gaetano Paolino: “Annullate la delibera di giunta”.
” Al centro non è posto l’ente Comune di Capaccio Paestum, inteso come comunità e istituzione, ma l’amministrazione comunale, cioè l’organo politico-amministrativo pro tempore. E’ un’impostazione – afferma Corradino – che orienta tutto il provvedimento, che nasce dichiaratamente come reazione a post, commenti, scritti e immagini dal contenuto gravemente offensivo, denigratorio e diffamatorio pubblicati sul web e sui social.
In altre parole, l’oggetto sostanziale dell’intervento è la protezione del vertice politico e dell’apparato, che vengono percepiti come primari soggetti da difendere rispetto al dibattito pubblico, specialmente quello espresso sui social.
L’attenzione è concentrata su ciò che viene detto sull’operato dell’amministrazione, su chi osa dissentire o avere una diversa opinione per quanto espressa in maniera “politicamente cattiva”. Il richiamo all’ “istruttoria dell’Ufficio legale” per verificare la sussistenza dei presupposti di reato e la proporzionalità tra iniziativa e costi, così come la previsione di una short list di avvocati penalisti esterni, dimostrano che il vero baricentro è la volontà di reagire penalmente a dichiarazioni percepite come lesive, più che costruire strumenti di dialogo, trasparenza e fiducia nei confronti dei cittadini”.
Le criticità sollevate da Corradino
” Questa impostazione presenta a mio giudizio almeno tre gravi criticità.
La prima è una criticità di metodo democratico: se l’ente organizza in modo strutturato la propria difesa penale rispetto al dibattito pubblico, il rischio è di produrre un effetto di “raffreddamento” del dissenso e di allontanamento dalla politica. L’atto afferma sulla carta che non si vuole colpire il legittimo dissenso, ma il messaggio politico che passa è che il Comune si attrezza a denunciare i cittadini “sgraditi” sui social. In un contesto di fisiologica conflittualità politica, ciò può essere percepito come un meccanismo di dissuasione rispetto alla critica, anche aspra, all’operato dell’amministrazione.
La seconda criticità riguarda la funzione propria dell’ente: il Comune dovrebbe essere il garante del dibattito pubblico, non il soggetto che appare in prima linea per difendere la reputazione dell’amministrazione in carica. La distinzione teorica tra ente e amministratori rischia di restare sulla carta, perchè nella prassi sarà il sindaco, come rappresentante legale dell’ente, a valutare quando un attacco “all’amministrazione” diventa un attacco “al Comune” da perseguire. Questo intreccio può alimentare il sospetto che strumenti e risorse dell’ente vengano utilizzati, di fatto, a tutela dei “consiglieri sostenitori” dell’amministrazione pro tempore.
La terza criticità è di natura gestionale ed economico-finanziaria. La delibera ricorda che l’affidamento di incarichi legali è area a maggior rischio corruttivo e che ogni spesa deve essere coerente con il piano di riequilibrio finanziario. Nonostante ciò, si dà mandato di costituire un elenco aperto di penalisti nonostante l’Ente sia dotato di un Ufficio Avvocatura, strutturando una potenziale linea di spesa per controversie generate dal dibattito sui social. In un ente in riequilibrio pluriennale finanziario, sarebbe più coerente privilegiare investimenti in comunicazione istituzionale o, ancor di più, garantire come prevede la legge l’accesso alle informazioni, alla partecipazione, piuttosto che predisporre, come prima e discutibile risposta di altri tempi, la macchina del contenzioso penale.
Concludendo, non contesto il dovere dell’ente di difendere la propria immagine quando realmente lesa da condotte diffamatorie.
Contesto però l’impostazione politica di questo atto, che, già dal titolo e dai suoi contenuti, concepisce la tutela dell’amministrazione come prioritaria rispetto alla missione del Comune quale casa di tutti, maggioranza e opposizione, amministratori e amministrati.
Per questo chiedo che la giunta riveda l’atto eliminando i riferimenti all’amministrazione – Sindaco, Assessori e “consiglieri sostenitori” che ove ritenuto potranno difendere autonomamente il loro “onore”; nel contempo auspico un rafforzamento in modo esplicito delle garanzie per il dissenso, prevedendo che ogni iniziativa giudiziaria, quando veramente necessaria, sia non solo istruita tecnicamente attraverso l’Ufficio Avvocatura dell’Ente, ma anche valutata politicamente dal Consiglio Comunale, quale sede naturale del confronto pubblico “.































